Convegni, Laboratori, Pubblicazioni, Festival
       
      ALFAVITA
       
      a cura di Chiara Lagani
       
     

Alfavita è una sorta di indagine poliziesca sulle misteriose strutture del linguaggio. Alfavita è una serie di tesserine, di lettere: qualcosa di molto piccolo, molto tecnico, molto nutriente e vitaminico. Ognuno degli Alfavita sarà siglato da una delle lettere di uno degli alfabeti esistenti e dedicato ad uno specifico orizzonte di indagine linguistica. Per indagine linguistica si intende un lavoro operato attorno ad un codice in relazione ad uno specifico argomento o procedimento.

La forma che prenderà questo nuovo filone di detection, l'indagine Alfavita, per Fanny & Alexander e per i suoi collaboratori sarà la forma laboratorio. Chiudersi in un luogo fisico e mentale con una squadra di operai dell'immaginazione, senza limiti di età, senza indicazioni relative alle competenze specifiche o alle personali vocazioni, darà la misura incondizionata e aperta di questo sforzo.

       
  C. ALFAVITA (IIII - 4 EYES)  

laboratorio sull'opera enigma condotto da Rodolfo Sacchettini e Chiara Lagani

I partecipanti di C. ALFAVITA (IIII - 4 EYES), in un numero massimo di 20, lavoreranno quattro ore al giorno per tre giorni sotto gli occhi dei due conduttori sul tema dello sguardo. Lo sguardo è sempre la misura di una relazione. Come si può guardare un'opera? Come si è soliti guardarla? Esiste un'abitudine, un logorìo, un'assuefazione dello sguardo? In che misura chi guarda può e deve prendersi la responsabilità di quello che guarda? Fino a che punto lo sguardo può determinare la qualità della sua relazione con l'opera e con chi l'ha creata?

L'indagine si porrà il problema della decifrazione dell'opera, proprio come se questa fosse un enigma, un gioco poliziesco la cui soluzione procede per indizi, per errori e per ripetuti tentativi. Il lavoro sarà condotto in forma pratico-teorica a partire da certe figure retoriche di tipo enigmistico (rebus, crittografia, sciarada), da certe modalità percettivo-sensoriali (che riguardano a vari livelli il campo della sinestesia) e da certi giochi fonetici che coinvolgono la risegmentazione dei sensi e del senso.

Ai partecipanti si richiedono abiti comodi, un quaderno più penna, e se possibile un dizionario della lingua italiana.

       
     

25, 26, 27 luglio 2005
Volterra (Pisa)
Volterrateatro, Carte Blanche
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  B. ALFAVITA (La Partitura)  

laboratorio per 15 attori condotto da Luigi de Angelis, Marco Cavalcoli, Chiara Lagani, pianoforte Matteo Ramon Arevalos

In B. ALFAVITA sarà indagato il procedimento che porta alla forma Partitura.

Ma cosa si intende per forma Partitura? La Partitura per Fanny & Alexander è un nuovo sistema di traduzione fonica e musicale di certi testi letterari. Essa si basa sull'idea che il suono sia in se stesso un fenomeno plastico, alla stregua di un gesto o di un brandello di scenografia, dunque si lavorerà sull'idea che il suono, l'intreccio di più suoni, sia capace di suggerire la sua propria forma ad un testo, sia capace cioè in totale autonomia di strutturare metafore poetiche e visioni.

Questa idea di Partitura deriva da un profondo amore per la grammatica, per le sue combinazioni improbabili, la scelta e la coltivazione di sintassi ostiche, ardue, inospiti; insomma, essa riguarderà certe strutture, che sono al contempo le più arbitrarie e le più rigorose.

La letteratura, su cui questo tipo di Partitura si costruirà è un artificio (nel senso etimologico), un fatto non puramente sentimentale, certo non privato, e nemmeno morale, non sociale, ma ugualmente destinato ad un'esecuzione pubblica.

Non si costruiranno partiture per parlare direttamente allo spettatore del testo o della musica, né solamente per dilettarlo o per commuoverlo, "per coprirlo della tenera fanga dei nostri sentimenti, né ovviamente per educarlo: ma, al contrario, perché, pur ascoltando parole-suono che potrebbero essere in diversi contesti anche sentimentalmente attive, le scorga nel loro puro valore strutturale, come ordine, disegno, organismo impersonale; anche macchina" (G.Manganelli), ordigno poetico e semantico. Il senso sarà il percorso attivo dello spettatore attraverso questa partitura.

Il lavoro, della durata di quattro giorni intensivi più un quinto destinato alla presentazione pubblica, sarà, per i partecipanti, senza limite d'età ma nel numero massimo di 15, una sorta di ginnastica dell'emozione, a partire da certi strumenti o utensili (voce, piano, corpo), sulla base di testi letterari che saranno proposti dalla compagnia. Si arriverà alla produzione di alcuni minuti (una quindicina) di partitura che saranno eseguiti pubblicamente.

Si prega di portare un quaderno e una penna e di vestire abiti comodi.

Esigenze tecniche: per la realizzazione del laboratorio si fa richiesta di un pianoforte a mezza coda (modello Yamaha C3 o similari). Il pianoforte dovrà essere disponibile dalla mattina del primo giorno di laboratorio e per tutta la durata del laboratorio.

       
     

25, 26, 27, 28, 29 agosto 2005
Savona
Prototipo Priamar - Festival dei Laboratori Teatrali, Associazione Culturale Après la nuit
Fortezza Monumentale del Priamar
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  A. ALFAVITA (Le Traduzioni)  

laboratorio condotto da Margherita Crepax, Chiara Lagani e Francesca Mazza

In A. ALFAVITA (Le Traduzioni) si assume per indagine linguistica specificamente un lavoro operato attorno ad un codice in relazione a certe opere o a parti di opere - i lavori di decodificazione e riscrittura intima che attorno ad un codice operano un lettore, un autore, un attore, ad esempio. Ci concederemo la libertà di chiamare questa fatica, questo compito, quest'ingaggio, "traduzione". Traduzione deriva dal latino trans-ducere, condurre qualcosa al di là, dal suo territorio d'origine, fino ad un altrove, superando certi ostacoli che si presentano sul cammino.

I partecipanti di A. ALFAVITA (Le Traduzioni), in un numero massimo di 20, lavoreranno tre giorni per cinque ore al giorno, sotto la guida e lo sguardo di Margherita Crepax (traduttrice), Chiara Lagani (drammaturga) e Francesca Mazza (attrice), attorno ad alcuni brevi testi di vario genere che saranno loro assegnati. Il lavoro avrà la forma di un'indagine poliziesca, condotta a partire da quei testi, che procederà per indizi, per errori e per ripetuti tentativi. L'indagine si avvarrà di tutti quegli strumenti semplici e complessi a disposizione di ognuno dei partecipanti: immaginazione, memoria, dizionario, voce, corpo, cuore, cervello, spina dorsale.

Ai partecipanti si richiedono abiti comodi, un quaderno con penna, un dizionario della lingua italiana.

       
      23, 24, 25 settembre 2005
Mondaino (Rimini)
l'arboreto
Teatro Dimora
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  D. ALFAVITA (La  Sciarada)  

laboratorio condotto da Chiara Lagani, con la partecipazione di Stefano Bartezzaghi e Margherita Crepax

I partecipanti di D. ALFAVITA (la Sciarada), in un numero massimo di 20, lavoreranno quattro giorni per tre ore al giorno attorno ad una figura retorica: la sciarada.

Che cos'è una sciarada?

"Per fare una sciarada basta prendere una parola e tagliarla in due parti, scegliendo con cura il punto in cui affondare un coltello immaginario. Secondo i punti di vista si può definire una sciarada come una parola che si divide e dà vita ad altre due parole, oppure come due parole che si uniscono per formarne una terza... l'autore parte dalla parola intera e la divide, sperando di trovare due parole di senso compiuto. Il solutore parte dai membri e li unisce sperando di trovare una parola di senso compiuto" (Lezioni di enigmistica, Stefano Bartezzaghi)

Il lavoro ruoterà intorno ad un grande punto di domanda: è possibile costruire un percorso drammaturgico attorno ad un gioco enigmistico? Può il drammaturgo concentrare il suo sforzo compositivo su un'unica ossessiva figura retorica? Che conseguenze linguistiche avrà questo sforzo? Che conseguenze sull'attore, in relazione al testo, e in relazione ai vari personaggi che l'attore dovrà incarnare? Si creeranno delle polarità, delle fratture visive, percettive, delle cesure enigmatico-enigmistiche in un'opera così concepita?

L'indagine si avvarrà di tutti quegli strumenti semplici e complessi a disposizione di ognuno dei partecipanti: immaginazione, memoria, dizionario, voce, corpo, cuore, cervello, spina dorsale.

Il lavoro teorico sulla grammatica della sciarada, a cura di Stefano Bartezzaghi, e sulle sue ripercussioni o radici letterarie, a cura di Margherita Crepax, sarà seguito da una parte applicativa, che si baserà su piccoli esperimenti drammaturgici (esempi di scrittura e di semplici forme di rappresentazione).

Ai partecipanti si richiedono abiti comodi, un quaderno con penna, un dizionario della lingua italiana.

       
  E. ALFAVITA (Impossible Languages)  

laboratorio condotto da Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini
a cura di Maarten de Pourcq e Fanny & Alexander
in collaborazione con THIASOS: ruimte voor Griekse cultuur dell'Università Cattolica di Leuven e STUK Kunstencentrum

7 dicembre

ore 17.00
Luc Van der Stockt:
De performance van de antieke redenaar
(La performance degli antichi retori)
ore 18.30
Marco Cavalcoli e Chiara Lagani:
Breve autopresentazione in forma retorica dei partecipanti
(sessione di lavoro pratica)
ore 20.00
Rodolfo Sacchettini:
Tommaso Landolfi, maestro di lingue "impossibili"

8 dicembre

ore 17.00
Toon Van Hal:
Utopische talen: verleden, heden en toekomst
(Le lingue utopiche: passato, presente e futuro)
ore 18.30
Marco Cavalcoli e Chiara Lagani:
Piccolo sillabario illustrato (Perec - Calvino)
(sessione di lavoro pratico sulla relazione tra ritmo e senso a partire da alcune stringhe sillabiche e da semplici strutture metriche)
ore 20.00
Rodolfo Sacchettini:
"Parole in agitazione": paraboletta sul significato e sul significante

9 dicembre

ore 15.00
Marco Cavalcoli, Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini:
Dialogo dei massimi sistemi: problemi estetici, problemi etici; performance e significato della poesia “Aga magéra difura”.
(sessione di lavoro pratica)

10 dicembre

ore 10.00
Geert Hellemans:
Aga magéra difúra: utopische talen en vertalen
(Aga magéra difúra: come si traduce una lingua utopica?)
ore 15.00
Marco Cavalcoli, Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini:
Il sistema tiptostenografico dell’uomo Tommy
(sessione di lavoro pratica a partire da: “Nuove rivelazioni della psiche umana. L’uomo di Manheim” di Tommaso Landolfi)
ore 17.00
Rodolfo Sacchettini:
Dal "Dialogo dei massimi sistemi" al "Crittogramma": la straordinaria storia d'amore del linguaggio

trova la pagina con gli interventi su www.heliogabalus.org

       
      7, 8, 9, 10 dicembre 2005
Leuven (Belgio)
STUK Kunstencentrum
       
  G. ALFAVITA (La Sinestesia)  

laboratorio condotto da Chiara Alessi, Luigi de Angelis e Chiara Lagani

Il laboratorio è rivolto ad attori e drammaturghi.
I partecipanti saranno sollecitati a riflettere e a produrre materiali di lavoro che riguardano i cinque sensi e le loro relative competenze. Che tipo di informazioni sono legate in una scrittura drammaturgica all’olfatto? All’udito? Che caratteristiche narrative si configurano sotto il segno della sola sollecitazione tattile? E’ possibile attribuire ad uno dei sensi le prerogative tradizionalmente attribuite all’altro? E’ possibile guardare con l’udito? Percepire un odore attraverso il tatto? Che cosa è la sinestesia? Cosa comporta un procedimento siffatto per un attore? Cosa per un drammaturgo? Cosa per lo spettatore?
I partecipanti inventeranno alcuni esperimenti pratici in cui due gruppi si sottoporranno a vicenda ad alcune stimolazioni sensoriali con lo scopo finale di costruire brevi tracce drammaturgiche e performative. Si richiedono abiti comodi.

       
      27, 28 febbraio, 1, 2 marzo 2006
Napoli
Galleria Toledo
       
  F. ALFAVITA (Le Lingue Impossibili)  

laboratorio condotto da Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini
con la partecipazione di Caterina Marrone

Aflativa è una sreie di laraboroti-ingidane sul lguinaggio, a psiporoto di crete frugie motlo techicne, entmeleari e vitachnimie su cui ponratno euantvelmnete cosuitrrsi splemici iteposi dragiaturmmche. L'amroe che richidee quetso tpio di riccrea (qllueo sllue linuge ipmosisbili) sraà il più vsato e mluditireniozale pobiissle. Gli struntmei che sannrao uzzliitati srannao aclnui tseti ltetreari, il lvaroo vcolae e fsicio dell'atotre, alucne partuitre mertiche e misucali, i dziioanri di aclune lingue. Il laobrtaorio è riovlto ad artoti, daznaotri, scrtiotri: il lvaroo sarà disrtiubtio acnhe in bsae alle spceifcihe copmetneze.

Ma che cos'è una lignua ipmsosibile e/o imamgniraia?
Dfifciile drae una defiinzoine uniatira, il reeprtroio è vsatisismo: si va dlale glsosoallie relgiisoe, alle lignue inizaitcihe, mgaihce, divniaotrie, ai linuggagi msiti, logcio-mtaeamtcii, tatitli, gsetauli, ai gerhgi, ai lingagugi einmgisitci e cirttorgafcii, alle linuge inevtnate dlela lteteatrura (da Lfnodlai, a Peerc, da Broegs a Rbaleias ecc.).

L'iptosei (fosre acnh'essa upotcia?) da cui pratrimeo è che un'inevniznoe lnigiustcia di tal gneree, phcruè cotaptma e dtatoa di una sua crdulee lgcioa inetnra, psosa asusmree una fozra tlae da drae vtia ad una psosiblie diamamtugrra, e divnetrae un trmapolnio effiicetne anhce per la cerazinoe di un nuvoo tpio di presongaigo che sraà in srtttea relzainoe con la lignua che palra e da cui in fnodo è ntao, qausi cmoe fsose eamnzaoine dlela sua stsesa pssobiiiltà lniugisitca. La lgiuna, cmoe la letrettaura, è ifnnie smerpe e "dvouqnue un'uotipa; e cmoe tlae innitrerotatmnete si dsiosvle e si cogalua. Cmoe è porpiro dlele uotipe, essa è ifnatnile, irirtatne, sgoemtnveole". Il laovro eelgegrà alrloa cmoe sua bsae qeutsa qaultià ifnnatlie, irirtnate e sgmoetenvloe.

Si rnigarzia per la reogla aurea sui cnofnii dlele praloe* Cihara Aslesi ligunstia ipmsosiilbe in vigagio da Camrbigde a Boolgna, a Adris Hall, fino alla leggendraia Città dal Capo incadnescetne

*Sneocdo uno sdtiuo dlel’Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palro nel suo insmiee... vstio?

       
      29 marzo-1 aprile 2006
Ravenna
MAR - Museo d'Arte della Città di Ravenna
       
  OZ - ALFAVITA L. (Prima ipotesi in lingua P. su Vizi e Virtù)  

laboratorio di drammaturgia condotto da Chiara Lagani e Luigi de Angelis
con la partecipazione di Margherita Crepax, Rodolfo Sacchettini, Paolo Castelli
si ringrazia Antonella Sbrilli

Questo laboratorio fa parte del percorso di studio e di ricerca che porterà, a fine febbraio 2006, al debutto dello spettacolo Dorothy, sconcerto per Oz, prima tappa spettacolare del progetto Oz di Fanny & Alexander. Il laboratorio si divide in due parti, la prima pratico-teorica, la seconda pratica:

25-29 settembre

1. Invenzione premeditata della lingua P.
seminario con sessioni pratiche di analisi, raccolta e rielaborazione di materiali drammaturgici condotto da Chiara Lagani. 

In questa fase del lavoro si tenterà di formulare e architettare l’ipotesi drammaturgica che sta alla base di questa misteriosa lingua, assunta nel progetto come la lingua della Strega del Nord, a partire da alcuni testi e col contributo di alcuni esperti che interverranno di volta in volta su specifiche questioni (Rodolfo Sacchettini, critico teatrale, Margherita Crepax, traduttrice, e Paolo Castelli, storico dell’arte). Si tenterà di costruire assieme la base del lavoro pratico (la fondamentale struttura drammaturgica) che sarà sviluppato nella seconda fase. Si tenterà di procedere all’invenzione delle prime regole grammaticali di questa misteriosa lingua P. (fatta di luci e colori).

23-26 ottobre

2. Mi piace guardare al bene e al male, al vizio e alla virtù
traduzione in lingua P. di alcuni semplici enunciati morali (produzione di piccoli quadretti allegorici in supporto digitale dei Vizi e delle Virtù), condotta da Luigi de Angelis e Chiara Lagani

In La donna nella pozzanghera di Tommaso Landolfi il protagonista è accompagnato dalla misteriosa donna P. a fare una passeggiata. La passeggiata, e le sue stranissime stazioni allegoriche, costituiscono l’unico esempio pratico della lingua di luci e colori che la donna afferma di conoscere. Questa lingua imprendibile eppur perfetta, è la lingua ad una dimensione, capace di tradurre con crudele perfezione ciò che nel mondo non conosce altro rapporto con le cose, tutto quello che  è refrattario ad essere ripetuto in altra forma, poiché nulla in questo mondo “ha due significati e due vite”.
Questa lingua sposta l’accento sull’universo retorico-morale che presiede o soggiace ad ogni atto comunicativo, e dunque ad ogni gesto artistico, collocandosi dolorosamente al di là di ciò che si chiama Vizio o Virtù, Bene o Male.
Il discorso sulle coppie  morali oppositive è centrale in Oz.
Ne Il Meraviglioso Mago di Oz, la piccola protagonista, Dorothy, nel corso del suo viaggio terribile e fantastico incontra tre strani personaggi: il Boscaiolo di Latta, lo Spaventapasseri e il Leone Codardo. Ciascuno di questi tre personaggi è ossessionato dalla mancanza di una virtù fondamentale, che per ognuno è riassuntiva del senso stesso della vita: cuore, intelletto e coraggio. Queste Virtù sono una sorta di emblema araldico, sono una figura retorica vitale e imprescindibile. Ogni personaggio riassume la sua Virtù e la sua mancanza o il suo contrario, il Vizio.
Oz è al centro di un’area quadripartita in zone o regioni, dominate da altrettante streghe. Immaginiamo che queste streghe siano pure funzioni linguistiche, e di volercele rappresentare come linguaggi, come emblematiche raffigurazioni di forze propulsive che presiedono alla stessa idea del viaggio che stiamo compiendo. Immaginiamo che lo spettacolo che dovremo realizzare sia solo un viaggio, non metaforicamente inteso, ma un viaggio alla lettera, uno spostamento geografico fino all’estremo Nord, all’estremo Sud, Est, Ovest di un mondo preesistente, ma che sarà delimitato e rifondato dal nostro stesso itinerario.
Immaginiamo per ora che questo viaggio attraverso Oz sia una lingua, una lingua misteriosa e indecifrabile, e immaginiamo che ogni gesto, ogni figura, ogni colore sia un elemento grammaticale di questa lingua meravigliosa. Saremo in grado di comprendere questa lingua? Che forma, colore, suono, aspetto avrà?
L’ipotesi di partenza per l’invenzione premeditata della lingua del Nord o lingua P. è il suddetto racconto di Tommaso Landolfi, in cui P., la bellissima protagonista, parla una lingua impossibile di luci e colori capace di tradurre in maniera misteriosa e perfetta la realtà: una lingua anche terribile che segnala la mostruosa compresenza degli opposti nel cuore delle cose, una lingua dalla richiesta altissima, che per essere “parlata” costringe ad un vero e proprio stravolgimento delle categorie morali, estetiche e  ad un ripensamento della struttura etica del mondo.

Opere:

  • L. Frank Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz
  • Tommaso Landolfi, La donna nella pozzanghera (seconda parte del racconto La piccola apocalisse in Dialogo dei massimi sistemi)
  • Blok, Poesie
       
      25-29 settembre 2006; 23-26 ottobre 2006
Torino
Scuola Holden
       
  OZ-ALFAVITA K. (Kansas)  

laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani e Fiorenza Menni

I laboratori Alfavita, uno dei quali è stato proposto l’anno passato all’Arboreto, sono una serie di indagini sulle strutture retoriche del linguaggio che si intreccia con il lavoro di Fanny & Alexander adottando di volta in volta come oggetto specifico d’esame uno dei fulcri nodali che parallelamente vengono sviluppati dal gruppo negli spettacoli. Così è stato per il gruppo degli Alfavita dedicati all’enigma, alle lingue impossibili, alla sinestesia ecc. Quest’anno abbiamo deciso di proporre a Mondaino il primo di una piccola serie di laboratori che costituiscono una sezione di un progetto di Fanny & Alexander dal titolo “OZ” (progetto che, com’è facile intuire, è tratto dal più famoso dei miti americani dell’infanzia, quello di Dorothy nel Paese dello Smeraldo). La serie degli OZ-Alfavita sarà siglata dalle due letterine O-Z, che precederanno il titolo-nome del laboratorio: “OZ”, magico dittico alfavita, era in origine un semplice indice d’archivio, apice della casella dei segni da cui sarebbe nato il favoloso mondo, e origine stessa del suo nome.

I laboratori OZ-Alfavita, strumento di indagine drammaturgica e di ginnastica attoriale, avranno come sottotitolo ciascuno una coordinata geografica (Kansas, Nord, Sud, Est, Ovest, Land of Oz ecc.). Ad ogni coordinata geografica corrisponderà un interrogativo retorico che riguarda la natura di un luogo che al contempo sarà narrativo, mitico, grammaticale, musicale, fonetico, grafico. Da questo interrogativo nascerà un gruppo di ipotesi che saranno tradotte in altrettante parti di lavoro pratico.

Kansas è il grigio nulla, il luogo per cui si può provare la più incomprensibile delle nostalgie. Kansas è anche il solo luogo toccato dal Ciclone. Il luogo da cui si è sradicati per essere catapultati nel meraviglioso mondo di Oz. Questo luogo apre la più ambigua delle domande sul fantastico: cosa significa autentico? E inautentico? Qual è il confine retorico che separa e definisce i due termini? Che valore ha questa definizione nel lavoro dell’attore? Cosa esiste al di fuori di questo rapporto, quello tra autentico e inautentico, se qualcosa davvero al di fuori esiste?

Il laboratorio è rivolto ad attori o aspiranti attori. Si richiedono abiti comodi.

       
      6-8 ottobre 2006
Mondaino (Rimini)
l'arboreto
Teatro Dimora
       
  OZ-ALFAVITA I. (Vizi e Virtù)  

laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani

Mi piace guardare al bene e al male, al vizio e alla virtù. Non so che siano la bontà e la protervia, l'orgoglio e l'umiltà. Degli uomini e delle cose conosco solo i colori o piuttosto le luci, giacché ogni luce ha un colore. Ciò che essi chiamano avarizia e gioia, dolore e terrore sono per me luci azzurre o verdi, rosee o gialle... I miei colori e le mie luci, l'ho pensato talvolta, sono quasi al di là di ciò che essi chiamano vizi e virtù, male e bene, e ti dirò come: se uno di loro dice "bontà" l'altro immagina un uomo buono, un piccolo buon uomo di sua conoscenza. Io, che ho imparata la loro lingua, immagino, per intenderlo, una luce, un colore.

(da "La piccola Apocalisse", T. Landolfi)

La virtù di un attore. La virtù di un testo. Il vizio della forma. Le virtù cardinali. Il vizio del mestiere. Di necessità virtù...

Attraverso un lavoro di montaggio e smontaggio di alcuni testi (a cominciare da quelli portati dai singoli partecipanti), e a partire dal lavoro che l’attore può sempre condurre sulle parole (modificandole infinitamente), ci si interrogherà sui differenti valori che si possono attribuire a questi due durissimi termini opposti (talora indivisibili) alla ricerca di un proprio linguaggio che li ritraduca in gesto semplice, colore preciso, ridefinendoli e lasciandosi ridefinire dal loro uso. Qualunque testo scritto nella personalissima lingua delle luci e dei colori (dei vizi e delle virtù) di cui è fatto ognuno, sarà l'oggetto di questo laboratorio.

Nella storia del "Meraviglioso Mago di Oz" ci sono tre splendidi personaggi che per tutto il tempo del racconto, che è il tempo di un viaggio, cercano disperatamente una virtù fondamentale, per definizione quella mancante. Questa virtù mancante è il solo punto di partenza per loro, ciò di cui meno, fin dal principio, erano effettivamente privi.
Il circolo vizioso delle virtù è forse simile a questo viaggio emblematico verso la Città di Smeraldo, che verrà assunto come ulteriore figura di riferimento nei due giorni di lavoro.

ORARI E GIORNI DI FREQUENZA: 31/3 e 1/4 ore 10-13 e 14,30-19,30

PARTECIPANTI: 16 (numero massimo)

SI RICHIEDONO: abbigliamento comodo, quaderno e penna.

CONSEGNE: portare un breve testo (a memoria) che abbia come soggetto un vizio o una virtù, una raffigurazione, un concetto, un evento, o quel che per te risponde e sintetizza nel miglior modo possibile il concetto, anche puramente ideale, di vizio e/o di virtù.

La virtù di un attore. La virtù di un testo. Il vizio della forma. Le virtù cardinali. Il vizio del mestiere. Di necessità virtù...
Attraverso un lavoro di montaggio e smontaggio di alcuni testi (tra cui quelli portati dai singoli partecipanti), e a partire dal lavoro d'attore su questi materiali e su alcuni semplici sequenze musicali ci si interrogherà sui differenti valori che si possono attribuire a questi due termini opposti (ma talora indivisibili) in relazione alla ricerca da parte dell'attore di un proprio personale linguaggio che ritraduce qualunque testo nella personalissima lingua delle luci e dei colori (dei vizi e delle virtù) di cui è fatto ognuno.
Nella storia favolosa del "Meraviglioso Mago di Oz" ci sono tre personaggi che per tutto il tempo del racconto, che è il tempo di un viaggio, cercano disperatamente la virtù fondamentale che manca loro. Questa virtù "mancante" è in realtà il loro punto di partenza, e infine ciò di cui meno, fin dal principio, erano privi. Il circolo vizioso della virtù è forse simile al loro viaggio emblematico.

       
      31 marzo e 1 aprile 2007
Milano
Campo Teatrale
Teatro Guanella
       
  M. ALFAVITA - EdS (Esercizi di Stile)  

laboratorio per enigmisti e attori condotto da Chiara Lagani e Stefano Bartezzaghi

A partire dagli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, lavoreremo sull’idea di variazione.

Perché si varia?

Cosa significa esattamente “variare”?

Qual è il presupposto estetico grammaticale ed etico del concetto di variazione?

L’esercizio è un gesto ginnico? È un gesto evasivo? È innocuo?

Qual è il punto cruciale nell’idea di variazione, lo snodo fondamentale in cui il lavoro dello scrittore (o dello “scrittorante”) e dell’attore si incontrano e si condizionano vicendevolmente?

Ognuno dei partecipanti sarà condotto attraverso un preciso itinerario linguistico a far sua una o più delle forme retoriche di uno dei novantanove esercizi, tanto da doversi autopresentare e ridefinire continuamente in relazione ad essa attraverso tutti i materiali di lavoro che saranno da lui affrontati nei due giorni di laboratorio.

La scrittura-performance del proprio esercizio di stile sarà realizzata in sintonia ed ascolto con le variazioni altrui - poiché solo la relazione finale tra tutte le modalità scelte ed elaborate darà senso e integrità alle singole unità di partenza. Si varia sempre e di necessità riferendosi a qualcosa e a qualcuno.

Stefano Bartezzaghi, che recentemente ha curato la postfazione degli Esercizi di Stile (appena rieditati da Einaudi), condurrà i partecipanti attraverso le sottili e avvincenti problematiche linguistiche di questi “esercizi senza fine”, guidandoli attraverso i possibili “effetti e transizioni” che occorreranno nella scelta e nella riscrittura di questi brevi e prodigiosi ordigni retorici.

Chiara Lagani lavorerà sull’idea di variazione come matrice del lavoro dell’attore, istanza primaria che scavalca l’idea di “esercizio” per imporsi come necessità assoluta del gesto, della frase pronunciata, di un atteggiamento un modo e una misura personali di portare fino in fondo l’avvincente e rischioso gioco delle forme.

ORARI E GIORNI DI FREQUENZA: 14/4 ore 14,30-19,30, 14/4 ore 21,15-22,30 incontro pubblico (sessione di lavoro aperta al pubblico), 15/4 ore 10-14

PARTECIPANTI: 20 (numero massimo)

SI RICHIEDONO: abbigliamento comodo, quaderno e penna, un dizionario della lingua italiana.

CONSEGNE: lettura integrale di Raymond Queneau “Esercizi di stili” (preferibilmente l’edizione con introduzione e traduzione di Umberto Eco a cura di Stefano Bartezzaghi, Einaudi 2005).

       
      14-15 aprile 2007
Montefano (Macerata)
Teatro La Rondinella
       
  J. ALFAVITA (Dialogo)  

laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani e Marco Cavalcoli
con la partecipazione di Rodolfo Sacchettini
con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

Attraverso alcuni materiali testuali tratti da "Un amore del nostro tempo", e da “Breve Canzoniere”, due romanzi di Tommaso Landolfi, si condurrà una riflessione sulle possibilità (e impossibilità) della forma dialogo a partire dal lavoro dell'attore sul testo. La riflessione su questa forma retorica, il dialogo, introduce alcuni quesiti di tipo narrativo e recitativo, che riguardano la natura della relazione e dell'ascolto, oltre a questioni di tipo tecnico e linguistico. "Un amore del nostro tempo" è una storia d'amore che si nutre di linguaggio, un dialogo perfetto e abominevole tra due fratelli, Anna e Sigismondo. “Breve Canzoniere” è invece un dialogo d’amore in cui il sentimento è atrocemente scandagliato alla stregua di un processo tecnico-compositivo, quello dell’opera. Un radicale, pervicace e feroce commento sull'impossibilità dell'amore.

Dopo il lavoro condotto da Fanny & Alexander attraverso alcuni spettacoli e vari laboratori "Alfavita" sulle lingue impossibili, questa riflessione sul dialogo, ordigno retorico privilegiato della relazione linguistica (in questo caso duale), forma architettonica classica del discorso, e di necessità oggetto di riflessione per chi lavora sulla scena, è una specie di tappa obbligata. Questo J. ALFAVITA – Dialogo rappresenta per Fanny & Alexander uno dei materiali di indagine  e di lavoro che condurranno alla produzione dello spettacolo AMORE (2 atti), il cui debutto è previsto per  giugno 2007.  Questa indagine si pone come ipotesi certe ombre e tensioni fondamentali che l’analisi e il lavoro sull'utopia e sulle lingue immaginarie avevano, parzialmente, già segnalato.

ORARI E GIORNI DI FREQUENZA: 27-28-29 aprile dalle 14 alle 19

PARTECIPANTI: 20 (numero massimo)

SI RICHIEDONO: abbigliamento comodo, materiale per scrivere.

CONSEGNE: a chi desideri iscriversi alle tre giornate di lavoro si fa richiesta di una breve presentazione personale scritta (non CV) che includa le motivazioni della propria partecipazione a questo laboratorio. All’atto dell’iscrizione, e sulla base di questo primo scritto, verranno inviati alcuni materiali preliminari al lavoro.

       
     

27-29 aprile 2007
Ravenna
NOBODADDY
Teatro delle Albe-Ravenna Teatro
MAR - Museo d'Arte della Città di Ravenna

       
  Oz-ALFAVITA. C (Coraggio)  

laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani

“Per quale motivo sei un vigliacco?
È un mistero. Devo essere nato così.”

OZ-Alfavita C. è un’indagine sul coraggio. A partire dall’icona del leone codardo nel racconto e sulla base di alcuni semplici materiali testuali e sonori si lavorerà per tre giorni come se il coraggio fosse la sola coordinata possibile per il lavoro dell’attore. Come se fosse l’unica parola pronunciabile, l’unico gesto, l’unica grammatica praticabile. Il lavoro è finalizzato a produrre piccole sequenze ripetibili che avranno la qualità di istantanea illuminante di uno dei tanti aspetti possibili di questa parola guida che ci daremo.

Gli OZ-Alfavita sono un sottoinsieme della serie dei laboratori Alfavita condotta da Fanny & Alexander all’interno del progetto triennale che ruota attorno al composito mito di Oz (in particolare il racconto “Il meraviglioso mago di Oz” Di F. L. Baum).

I laboratori OZ-Alfavita, strumento di indagine drammaturgica e di ginnastica attoriale, avranno come sottotitolo una coordinata geografica (Kansas, Nord, Sud, Est, Ovest, Land of Oz ecc.), oppure il nome di una virtù. Come se fossimo all’interno di una specie di viaggio dantesco le virtù contrassegnano sempre dei luoghi, luoghi di passaggio, o limbi. Così come ogni punto cardinale è contrassegnato da una figura di “strega” che lo domina e ne determina il colore e il linguaggio, ogni “spazio limbico” è contraddistinto da una figura intermedia, collegata ad un’indagine su una virtù: nel racconto queste figure di cerniera o passaggio sono tre figure emblematiche: un uomo di latta, uno spaventapasseri e un leone codardo. Questi personaggi nel racconto cercano per tutto il tempo del viaggio una virtù fondamentale, per definizione quella mancante. Questa virtù mancante è il solo punto di partenza per loro, e anche ciò di cui meno, fin dal principio, erano effettivamente privi. Il circolo vizioso delle virtù è forse simile a questo viaggio emblematico verso la Città di Smeraldo, che verrà assunto come ulteriore figura di riferimento in ognuno degli Oz-Alfavita.
I due “luoghi” Kansas e Emerald City, contraddistinti dalle due figure di Dorothy e del Mago di Oz, saranno associati, rispettivamente, a Identità e Realtà (Me, Home) e Arte e Potere (Him).
Ogni luogo è un distretto autonomo, in comunicazione con gli altri, in cui è parlata una lingua specifica: a Nord si parla la lingua P. (una lingua fatta di colori e luci); a Sud la LAT (lingua animaltiptologica, una lingua fatta di ritmi); a Est la Nonlingua o lingua del silenzio; a Ovest la LDS (lingua del subliminale), una lingua ipnotica che, attraverso le grammatiche del subliminale e della pubblicità, punta al soggiogamento completo di chi la intende e di chi non la intende; a Kansas la lingua natale, o Homelanguage; a Emerald City la Lingua nonverbale del gesto e della mimica facciale.
Nei limbi invece si parlano lingue miste e contaminate, che derivano dalla natura di luogo di passaggio da un punto cardinale a un altro.

Ad ogni coordinata geografica corrisponderà sempre un interrogativo retorico che riguarda la natura di un luogo che al contempo sarà narrativo, mitico, grammaticale, musicale, fonetico, grafico. Da questo interrogativo nascerà un gruppo di ipotesi che saranno tradotte in altrettante parti di lavoro pratico o immagini, materiali, una specie di atlante-libreria a cui si attingerà per la creazione degli eventi spettacolari specifici.

Si richiedono abiti comodi, un quaderno e una penna.

       
     

21-23 settembre 2007
Roma
rialtosantambrogio

       
  OZ-ALFAVITA O. - "A heart, a brain, a home, the nerve"  

laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani e Fiorenza Menni

A partire dall’esperienza dello scorso anno, Chiara Lagani e Fiorenza Menni continuano il  percorso intrapreso attingendo ai materiali del progetto “Oz”, che le vede coinvolte entrambe in una ricerca che parte dal romanzo di L. F. Baum The wonderful Wizard of Oz e dall’omonimo film di Fleming del 1939, e si ramifica in eventi di varia natura (spettacoli, performance, laboratori).

“A heart, a brain, a home, the nerve” è il refrain-ritornello della canzoncina sulle virtù che in “The Wizard of Oz” il gruppetto costituito da Dorothy, dallo Spaventapasseri, dall’Uomo di latta e dal Leone Codardo intona per dar forza e ritmo al viaggio verso Oz. Questo ritornello disegna una sorta di geografia dell’anima che tocca i quattro punti cardinali topici delle virtù e delle “ricchezze” umane: intelletto sentimento identità coraggio. Ma cosa significa tutto questo realmente? Attraverso alcuni semplici materiali testuali attribuibili alle quattro figure si cercherà di rispondere a questa domanda. Si indagheranno le possibilità che un attore ha per far suo questo “viaggio verso Oz” alla ricerca della virtù mancante, attingendo con tutti gli strumenti a sua disposizione a questo quadripartito serbatoio di luoghi (comuni) retorici, narrativi, gestuali, grammaticali, comici, patetici. “Un cuore, un cervello, una casa, il coraggio.”
       
      2-4 novembre 2007
Mondaino (Rimini)
l'arboreto
Teatro Dimora
       
  ALFAVITA H. (Coincidenza)  

laboratorio di drammaturgia condotto da Chiara Lagani

«Il termine “coincidenza” segnala un procedimento drammaturgico. La coincidenza è l’ordigno retorico attraverso cui la drammaturgia dello spettacolo “Dorothy. Sconcerto per Oz”, ad esempio, si sviluppa. I materiali che avevo a disposizione erano vari e incandescenti, affratellati da strane ed eccitanti parentele: il racconto di Baum, il film di Fleming e i romanzi di Landolfi coi personaggi femminili che avevo deciso di usare come fonti ispiratrici per le figure delle streghe; poi c’erano i personaggi delle opere liriche e i testi delle loro arie. Così ho sottoposto tutti questi elementi a una specie di reazione chimica, mi piace definirla proprio così. Al centro di queste reazioni c’erano le vite degli attori e delle cantanti, che sono sempre delle storie aggiuntive. I punti di partenza dei vari accostamenti erano molto semplici: ad esempio il fatto che la strega dell’Ovest muore in una pozza d’acqua come il personaggio femminile di “La piccola Apocalisse”; o il fatto che Dorothy nel film di Fleming si riferisca sempre all’arcobaleno come la donna P in Landolfi; oppure la ricorrenza del tema del coraggio nella storia del leone codardo e in quella di Lucrezia (“Il mar delle blatte”), il fatto che Amina, la sonnambula di Bellini, sia per certi versi molto simile a Gurù, o che la Butterfly punti sempre lo sguardo verso il mare e verso l’isola, grande tema di Landolfi e del nostro “Dorothy”... Ma la domanda più interessante per me era: perché esistono tutte queste piccole coincidenze, cosa c’è realmente dietro? Perché sono ossessionata da questa specie di alchimia dell’incastro questa volta? Era come se il simbolo centrale fosse saltato in mille pezzi e un frammento dell’intero era incastrato in Landolfi, un frammento in Baum, un altro nella vita reale di un’attrice… Tutto questo ha scatenato un procedimento appassionante ma anche spietato, una vera ossessione della ricomposizione, del ricongiungimento. (…)»

Chiara Lagani da un’intervista di Rodolfo Sacchettini a Fanny & Alexander

Immaginate di essere in un laboratorio chimico. Immaginate di aver a disposizione elementi, materiali incandescenti, algidi, urticanti, freddi… Se doveste decidere di accostare alcuni di questi corpi molto probabilmente  modifichereste l’equilibrio che ora esiste. L’ipotesi di questo lavoro è che si possa sfruttare la reazione chimica così prodotta come meccanismo propulsivo di una progressiva tessitura drammaturgica. A partire da materiali compositi, testuali, musicali, iconografici e da brevi sequenze di lavoro pratico tenteremo di verificare retoricamente quest’ipotesi: il caso, la coincidenza (premeditata) può diventare un metodo?
Si richiedono abiti comodi, materiale per scrivere, un dizionario della lingua italiana.

Materiali, testi, opere, film preventivamente consultabili (facoltativo):

Frank L. Baum
Il Mago di Oz

Tommaso Landolfi
Il mar delle blatte
Dialogo dei massimi sistemi
La pietra lunare

Vincenzo Bellini
La sonnambula

Giacomo Puccini
Madama Butterfly

Léo Delibes
Lakmé

Victor Fleming
Il Mago di Oz

John Cage
Europeras 3&4

       
  OZ - ALFAVITA. M (Mimicry)  

laboratorio per attori condotto da Marco Cavalcoli e Chiara Lagani

La Mimicry è invenzione continua. La regola del gioco è unica: consiste, per l’attore, nell’affascinare lo spettatore, evitando che un eventuale errore porti quest’ultimo a rifiutare l’illusione; e consiste, per lo spettatore, nel prestarsi all’illusione senza rifiutare lo scenario, la maschera, l’artificio cui viene invitato a prestar fede, per un determinato periodo di tempo, come ad un reale più reale di un reale. (Roger Caillois)

Quando Dorothy, al termine del suo viaggio, giunge a Oz, scopre che il suo mago non è un mago ma un artista, esperto di illusioni ottiche, ventriloquo, capace di dar forma a tutte le apparenze.
Immaginiamo che questo mago sappia parlare una lingua emozionale fatta di piccoli gesti, di minuscole espressioni del volto, e che tale lingua sia la sostanza prima delle sue magie (e del suo lavoro d’attore).
Si tenterà la traduzione di piccoli frammenti testuali in una lingua nonverbale, fatta soprattutto di gesti e che utilizza in special modo la muscolatura facciale, inoltre si eserciterà la lettura di questa partitura fisica attraverso l’osservazione e l’analisi del lavoro degli altri.
La pratica del lavoro di traduzione sarà suddivisa in due fasi specifiche: quella volta a ricercare una precisione sentimentale e emotiva in qualsiasi stringa di comunicazione e in ogni piccola partitura d’attore e quella che punta alla costruzione di una vera e propria grammatica delle espressioni e della muscolatura facciale.

Ecco alcuni dei quesiti* che ci faremo sulla precisione sentimentale e emotiva del gesto:

1. è vero che lo stupore si esprime spalancando gli occhi e la bocca, con le sopracciglie inarcate?
2. la vergogna provoca rossore? E in particolare fino a che punto del corpo si estende il rossore?
3. quando si riflette profondamente su un argomento si aggrottano le sopracciglia e la pelle sotto le palpebre inferiori appare corrugata?
4. è vero che si mostra il disgusto piegando il labbro inferiore, sollevando leggermente quello superiore, con un’improvvisa espirazione, simile a un conato di vomito o a uno sputo violento?

*questi quesiti sono alcuni di quelli che Darwin agli inizi del 1867 diffuse in un questionario per mettere a punto la sua indagine sull’espressione delle emozioni nell’uomo.

Per lavorare sull’espressione facciale dell’emozione occorrerà aver molto chiara la qualità sentimentale di quell’emozione, precisarsela e farla realmente propria, cosa che sta sempre alla base del lavoro di un attore. Le emozioni su cui lavoreremo in particolare sono: paura, sorpresa, tristezza, gioia, rabbia, disgusto e le loro combinazioni.
Scopo del lavoro sarà la creazione di una specie di alfabeto emozionale attraverso cui costruire semplici stringhe semantiche e brevi discorsi compiuti. Lo studio ha dunque una finalità grammaticale e linguistica e non mimetica: scopo del lavoro è la traduzione di brevi enunciati da una lingua verbale a una lingua nonverbale e non la rappresentazione pantomimica degli stessi e dei sensi a questi collegati.

Si richiedono abiti comodi, un quaderno e una penna.

Bibliografia (facoltativa):

1. F. L. Baum: Il mago di Oz (qualunque edizione)
2. P. Ekman, W. V. Friesen: Giù la maschera, Giunti 2007
3. C. Darwin: L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, Newton Compton 2006

       
      18-20 gennaio 2008
Roma
Teatro Vascello
       
  OZ - ALFAVITA. R (Realismo)  

laboratorio condotto da Chiara Lagani
progetto concepito per la Scuola Holden
in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi

Il famoso ciclone del Mago di Oz, imperversando sulla casa di Dorothy, crea la principale immagine mitologica del racconto di Baum: il mito archetipico della casa mobile. Nella famosa sequenza del passaggio in cui l’irreale realtà del Kansas lascia il posto alla realistica surrealtà del mondo della magia ci sono, come si conviene a ogni momento narrativo cruciale, molte azioni che coinvolgono porte e finestre.
Mentre la sua casa vola per aria, Dorothy si prepara per il nuovo genere di storia in cui è in procinto di addentrarsi. E anche noi varcheremo con lei la vera grande soglia del racconto, quella che dal regno della realtà ci catapulta in quello dell’immaginazione. C’è un solo inconveniente: il magico mondo di Oz si dimostra più reale della realtà. È un posto del medesimo ordine del Kansas, che avevamo creduto essere a pieno diritto il primo e solo archetipo della vita reale… Come uscire da questa fertile discrepanza? Che domande ci costringe tutto questo a porci sul Realismo, filtro estetico che si sovrappone alla Vita per trasformarla in Arte?

Fanny & Alexander ha concepito il suo progetto Oz avvalendosi della figura retorica del viaggio: lo spettatore-Dorothy toccherà il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest di un magico mondo a partire da un grado zero, che si propone come regno della realtà, o punto di partenza, detto Kansas. Dal grado zero della realtà fino al mondo immaginario della fiction, del racconto, si dispongono delle zone intermedie, dette “limbi”, popolate da creature che forse hanno toccato almeno in parte tutti quei linguaggi che si parlano in quei lontani mondi verso cui si è diretti. Questa è la metafora di chi si accinge a una scoperta estetica di un certo rilievo, dello spettatore più creativo e attivo, ma anche e soprattutto dell’artista, del teatrante, dello scrittore.

Abbiamo pensato di iniziare a interrogarci sul linguaggio del Kansas, detto lingua della Realtà o del Realismo, proponendo questo progetto ad una scuola di scrittura perché riteniamo che ogni scrittore debba per forza porsi la questione realistica come preliminare a qualsiasi grammatica o stile che decida di intraprendere. Se è vero che l’arte perde quasi sempre il combattimento con la vita, che le è sempre superiore in offerta, varietà, colore e ritmo, è anche vero che le forme di scrittura che gareggiano con lo splendore della vita non debbono porsi in confronto mimetico con la realtà ma forse elaborare uno stratagemma, escogitare un trucco, per rubare alla vita reale tutta la forza possibile, ma attraverso filtro o grammatica, che chiameremo, per ipotesi, Realismo.
Che alla fine anche il Realismo sia una forma di linguaggio utopico, come quelli parlati nel mondo del fantastico? Che sia pur sempre una vocazione estrema, addirittura una malattia, o una forma di fanatismo, forse una specie di etica primaria?
Attraverso l’analisi di alcune forme di racconto e la produzione di alcuni prototipi di scritture ci porremo questi quesiti, anche coadiuvati da studiosi di letteratura, storici dell’arte e altri artisti. Al centro dell’ideazione di questa nuova lingua-soglia vi è forse sempre una primitiva forma di crudeltà di fronte alla propria immagine soggettiva del mondo, che porterà a mettere in discussione ogni atto creativo per acquisirne auspicabilmente una quanto più possibile e piena coscienza critica.

       
      24-27 gennaio 2008
Torino
Scuola Holden
       
  T. Alfavita (Testimonianza Attiva)  

laboratorio per testimoni e attori condotto da Lorenzo Donati e Chiara Lagani

Immaginiamo la Testimonianza Attiva come un territorio di confine tra chi guarda e chi è guardato, un terreno in cui si realizza una specie di passaggio di consegne tra attore e spettatore. Il lavoro di un attore ha una qualità speciale, quella di tener conto sempre di due dimensioni, una radicalmente interiore e una molto protesa verso l'esterno. Lo spettatore, similmente, è definito da una assenza/presenza costante, una fuoriuscita dal corpo per colmare la propria incolmabile assenza dalla scena. Entrambe le dimensioni richiedono un lavoro di precisione sentimentale e una raffinatezza d'ascolto che vanno continuamente messe a fuoco e approfondite. Il laboratorio è rivolto ad attori, spettatori e critici: ipotizziamo che chi assiste al lavoro di un attore debba mettere in gioco, a certi livelli, un tipo di tensione anche fisica molto simile a quella impiegata da chi sta in scena, anche se dotata di colori e finalità differenti. Il laboratorio si basa sull'acquisizione di una pratica di lavoro comune, fisica e di pensiero, una ginnastica dell'emozione finalizzata all'approfondimento di questa zona delicatissima e di frontiera. Il lavoro si focalizzerà sulla concentrazione, sul neutro, su alcune semplici sequenze gestuali e testuali. Si richiedono abiti comodi un quaderno e una penna.

       
     

15-17 febbraio 2008
Ravenna
NOBODADDY
Teatro delle Albe-Ravenna Teatro
Altre Velocità

       
       
     

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