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| ALFAVITA | |||||||||
| a cura di Chiara Lagani | |||||||||
Alfavita è una sorta di indagine poliziesca sulle misteriose strutture del linguaggio. Alfavita è una serie di tesserine, di lettere: qualcosa di molto piccolo, molto tecnico, molto nutriente e vitaminico. Ognuno degli Alfavita sarà siglato da una delle lettere di uno degli alfabeti esistenti e dedicato ad uno specifico orizzonte di indagine linguistica. Per indagine linguistica si intende un lavoro operato attorno ad un codice in relazione ad uno specifico argomento o procedimento. La forma che prenderà questo nuovo filone di detection, l'indagine Alfavita, per Fanny & Alexander e per i suoi collaboratori sarà la forma laboratorio. Chiudersi in un luogo fisico e mentale con una squadra di operai dell'immaginazione, senza limiti di età, senza indicazioni relative alle competenze specifiche o alle personali vocazioni, darà la misura incondizionata e aperta di questo sforzo. |
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| C. ALFAVITA (IIII - 4 EYES) | laboratorio sull'opera enigma condotto da Rodolfo Sacchettini e Chiara Lagani I partecipanti di C. ALFAVITA (IIII - 4 EYES), in un numero massimo di 20, lavoreranno quattro ore al giorno per tre giorni sotto gli occhi dei due conduttori sul tema dello sguardo. Lo sguardo è sempre la misura di una relazione. Come si può guardare un'opera? Come si è soliti guardarla? Esiste un'abitudine, un logorìo, un'assuefazione dello sguardo? In che misura chi guarda può e deve prendersi la responsabilità di quello che guarda? Fino a che punto lo sguardo può determinare la qualità della sua relazione con l'opera e con chi l'ha creata? L'indagine si porrà il problema della decifrazione dell'opera, proprio come se questa fosse un enigma, un gioco poliziesco la cui soluzione procede per indizi, per errori e per ripetuti tentativi. Il lavoro sarà condotto in forma pratico-teorica a partire da certe figure retoriche di tipo enigmistico (rebus, crittografia, sciarada), da certe modalità percettivo-sensoriali (che riguardano a vari livelli il campo della sinestesia) e da certi giochi fonetici che coinvolgono la risegmentazione dei sensi e del senso. Ai partecipanti si richiedono abiti comodi, un quaderno più penna, e se possibile un dizionario della lingua italiana. |
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25, 26, 27 luglio 2005 |
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| B. ALFAVITA (La Partitura) | laboratorio per 15 attori condotto da Luigi de Angelis, Marco Cavalcoli, Chiara Lagani, pianoforte Matteo Ramon Arevalos In B. ALFAVITA sarà indagato il procedimento che porta alla forma Partitura. Ma cosa si intende per forma Partitura? La Partitura per Fanny & Alexander è un nuovo sistema di traduzione fonica e musicale di certi testi letterari. Essa si basa sull'idea che il suono sia in se stesso un fenomeno plastico, alla stregua di un gesto o di un brandello di scenografia, dunque si lavorerà sull'idea che il suono, l'intreccio di più suoni, sia capace di suggerire la sua propria forma ad un testo, sia capace cioè in totale autonomia di strutturare metafore poetiche e visioni. Questa idea di Partitura deriva da un profondo amore per la grammatica, per le sue combinazioni improbabili, la scelta e la coltivazione di sintassi ostiche, ardue, inospiti; insomma, essa riguarderà certe strutture, che sono al contempo le più arbitrarie e le più rigorose. La letteratura, su cui questo tipo di Partitura si costruirà è un artificio (nel senso etimologico), un fatto non puramente sentimentale, certo non privato, e nemmeno morale, non sociale, ma ugualmente destinato ad un'esecuzione pubblica. Non si costruiranno partiture per parlare direttamente allo spettatore del testo o della musica, né solamente per dilettarlo o per commuoverlo, "per coprirlo della tenera fanga dei nostri sentimenti, né ovviamente per educarlo: ma, al contrario, perché, pur ascoltando parole-suono che potrebbero essere in diversi contesti anche sentimentalmente attive, le scorga nel loro puro valore strutturale, come ordine, disegno, organismo impersonale; anche macchina" (G.Manganelli), ordigno poetico e semantico. Il senso sarà il percorso attivo dello spettatore attraverso questa partitura. Il lavoro, della durata di quattro giorni intensivi più un quinto destinato alla presentazione pubblica, sarà, per i partecipanti, senza limite d'età ma nel numero massimo di 15, una sorta di ginnastica dell'emozione, a partire da certi strumenti o utensili (voce, piano, corpo), sulla base di testi letterari che saranno proposti dalla compagnia. Si arriverà alla produzione di alcuni minuti (una quindicina) di partitura che saranno eseguiti pubblicamente. Si prega di portare un quaderno e una penna e di vestire abiti comodi. Esigenze tecniche: per la realizzazione del laboratorio si fa richiesta di un pianoforte a mezza coda (modello Yamaha C3 o similari). Il pianoforte dovrà essere disponibile dalla mattina del primo giorno di laboratorio e per tutta la durata del laboratorio. |
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25, 26, 27, 28, 29 agosto 2005 |
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| A. ALFAVITA (Le Traduzioni) | laboratorio condotto da Margherita Crepax, Chiara Lagani e Francesca Mazza In A. ALFAVITA (Le Traduzioni) si assume per indagine linguistica specificamente un lavoro operato attorno ad un codice in relazione a certe opere o a parti di opere - i lavori di decodificazione e riscrittura intima che attorno ad un codice operano un lettore, un autore, un attore, ad esempio. Ci concederemo la libertà di chiamare questa fatica, questo compito, quest'ingaggio, "traduzione". Traduzione deriva dal latino trans-ducere, condurre qualcosa al di là, dal suo territorio d'origine, fino ad un altrove, superando certi ostacoli che si presentano sul cammino. I partecipanti di A. ALFAVITA (Le Traduzioni), in un numero massimo di 20, lavoreranno tre giorni per cinque ore al giorno, sotto la guida e lo sguardo di Margherita Crepax (traduttrice), Chiara Lagani (drammaturga) e Francesca Mazza (attrice), attorno ad alcuni brevi testi di vario genere che saranno loro assegnati. Il lavoro avrà la forma di un'indagine poliziesca, condotta a partire da quei testi, che procederà per indizi, per errori e per ripetuti tentativi. L'indagine si avvarrà di tutti quegli strumenti semplici e complessi a disposizione di ognuno dei partecipanti: immaginazione, memoria, dizionario, voce, corpo, cuore, cervello, spina dorsale. Ai partecipanti si richiedono abiti comodi, un quaderno con penna, un dizionario della lingua italiana. |
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| 23, 24, 25 settembre 2005 Mondaino (Rimini) l'arboreto Teatro Dimora leggi la presentazione in PDF |
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| D. ALFAVITA (La Sciarada) | laboratorio condotto da Chiara Lagani, con la partecipazione di Stefano Bartezzaghi e Margherita Crepax I partecipanti di D. ALFAVITA (la Sciarada), in un numero massimo di 20, lavoreranno quattro giorni per tre ore al giorno attorno ad una figura retorica: la sciarada. Che cos'è una sciarada? "Per fare una sciarada basta prendere una parola e tagliarla in due parti, scegliendo con cura il punto in cui affondare un coltello immaginario. Secondo i punti di vista si può definire una sciarada come una parola che si divide e dà vita ad altre due parole, oppure come due parole che si uniscono per formarne una terza... l'autore parte dalla parola intera e la divide, sperando di trovare due parole di senso compiuto. Il solutore parte dai membri e li unisce sperando di trovare una parola di senso compiuto" (Lezioni di enigmistica, Stefano Bartezzaghi) Il lavoro ruoterà intorno ad un grande punto di domanda: è possibile costruire un percorso drammaturgico attorno ad un gioco enigmistico? Può il drammaturgo concentrare il suo sforzo compositivo su un'unica ossessiva figura retorica? Che conseguenze linguistiche avrà questo sforzo? Che conseguenze sull'attore, in relazione al testo, e in relazione ai vari personaggi che l'attore dovrà incarnare? Si creeranno delle polarità, delle fratture visive, percettive, delle cesure enigmatico-enigmistiche in un'opera così concepita? L'indagine si avvarrà di tutti quegli strumenti semplici e complessi a disposizione di ognuno dei partecipanti: immaginazione, memoria, dizionario, voce, corpo, cuore, cervello, spina dorsale. Il lavoro teorico sulla grammatica della sciarada, a cura di Stefano Bartezzaghi, e sulle sue ripercussioni o radici letterarie, a cura di Margherita Crepax, sarà seguito da una parte applicativa, che si baserà su piccoli esperimenti drammaturgici (esempi di scrittura e di semplici forme di rappresentazione). Ai partecipanti si richiedono abiti comodi, un quaderno con penna, un dizionario della lingua italiana. |
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| E. ALFAVITA (Impossible Languages) | laboratorio condotto da Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini 7 dicembre ore 17.00 8 dicembre ore 17.00 9 dicembre ore 15.00 10 dicembre ore 10.00 trova la pagina con gli interventi su www.heliogabalus.org |
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| 7, 8, 9, 10 dicembre 2005 Leuven (Belgio) STUK Kunstencentrum |
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| G. ALFAVITA (La Sinestesia) | laboratorio condotto da Chiara Alessi, Luigi de Angelis e Chiara Lagani Il laboratorio è rivolto ad attori e drammaturghi. |
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| 27, 28 febbraio, 1, 2 marzo 2006 Napoli Galleria Toledo |
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| F. ALFAVITA (Le Lingue Impossibili) | laboratorio condotto da Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini Aflativa è una sreie di laraboroti-ingidane sul lguinaggio, a psiporoto di crete frugie motlo techicne, entmeleari e vitachnimie su cui ponratno euantvelmnete cosuitrrsi splemici iteposi dragiaturmmche. L'amroe che richidee quetso tpio di riccrea (qllueo sllue linuge ipmosisbili) sraà il più vsato e mluditireniozale pobiissle. Gli struntmei che sannrao uzzliitati srannao aclnui tseti ltetreari, il lvaroo vcolae e fsicio dell'atotre, alucne partuitre mertiche e misucali, i dziioanri di aclune lingue. Il laobrtaorio è riovlto ad artoti, daznaotri, scrtiotri: il lvaroo sarà disrtiubtio acnhe in bsae alle spceifcihe copmetneze. Ma che cos'è una lignua ipmsosibile e/o imamgniraia? L'iptosei (fosre acnh'essa upotcia?) da cui pratrimeo è che un'inevniznoe lnigiustcia di tal gneree, phcruè cotaptma e dtatoa di una sua crdulee lgcioa inetnra, psosa asusmree una fozra tlae da drae vtia ad una psosiblie diamamtugrra, e divnetrae un trmapolnio effiicetne anhce per la cerazinoe di un nuvoo tpio di presongaigo che sraà in srtttea relzainoe con la lignua che palra e da cui in fnodo è ntao, qausi cmoe fsose eamnzaoine dlela sua stsesa pssobiiiltà lniugisitca. La lgiuna, cmoe la letrettaura, è ifnnie smerpe e "dvouqnue un'uotipa; e cmoe tlae innitrerotatmnete si dsiosvle e si cogalua. Cmoe è porpiro dlele uotipe, essa è ifnatnile, irirtatne, sgoemtnveole". Il laovro eelgegrà alrloa cmoe sua bsae qeutsa qaultià ifnnatlie, irirtnate e sgmoetenvloe. Si rnigarzia per la reogla aurea sui cnofnii dlele praloe* Cihara Aslesi ligunstia ipmsosiilbe in vigagio da Camrbigde a Boolgna, a Adris Hall, fino alla leggendraia Città dal Capo incadnescetne *Sneocdo uno sdtiuo dlel’Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palro nel suo insmiee... vstio? |
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| 29 marzo-1 aprile 2006 Ravenna MAR - Museo d'Arte della Città di Ravenna |
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| OZ - ALFAVITA L. (Prima ipotesi in lingua P. su Vizi e Virtù) | laboratorio di drammaturgia condotto da Chiara Lagani e Luigi de Angelis Questo laboratorio fa parte del percorso di studio e di ricerca che porterà, a fine febbraio 2006, al debutto dello spettacolo Dorothy, sconcerto per Oz, prima tappa spettacolare del progetto Oz di Fanny & Alexander. Il laboratorio si divide in due parti, la prima pratico-teorica, la seconda pratica: 25-29 settembre 1. Invenzione premeditata della lingua P. In questa fase del lavoro si tenterà di formulare e architettare l’ipotesi drammaturgica che sta alla base di questa misteriosa lingua, assunta nel progetto come la lingua della Strega del Nord, a partire da alcuni testi e col contributo di alcuni esperti che interverranno di volta in volta su specifiche questioni (Rodolfo Sacchettini, critico teatrale, Margherita Crepax, traduttrice, e Paolo Castelli, storico dell’arte). Si tenterà di costruire assieme la base del lavoro pratico (la fondamentale struttura drammaturgica) che sarà sviluppato nella seconda fase. Si tenterà di procedere all’invenzione delle prime regole grammaticali di questa misteriosa lingua P. (fatta di luci e colori). 23-26 ottobre 2. Mi piace guardare al bene e al male, al vizio e alla virtù In La donna nella pozzanghera di Tommaso Landolfi il protagonista è accompagnato dalla misteriosa donna P. a fare una passeggiata. La passeggiata, e le sue stranissime stazioni allegoriche, costituiscono l’unico esempio pratico della lingua di luci e colori che la donna afferma di conoscere. Questa lingua imprendibile eppur perfetta, è la lingua ad una dimensione, capace di tradurre con crudele perfezione ciò che nel mondo non conosce altro rapporto con le cose, tutto quello che è refrattario ad essere ripetuto in altra forma, poiché nulla in questo mondo “ha due significati e due vite”. Opere:
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| 25-29 settembre 2006; 23-26 ottobre 2006 Torino Scuola Holden |
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| OZ-ALFAVITA K. (Kansas) | laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani e Fiorenza Menni I laboratori Alfavita, uno dei quali è stato proposto l’anno passato all’Arboreto, sono una serie di indagini sulle strutture retoriche del linguaggio che si intreccia con il lavoro di Fanny & Alexander adottando di volta in volta come oggetto specifico d’esame uno dei fulcri nodali che parallelamente vengono sviluppati dal gruppo negli spettacoli. Così è stato per il gruppo degli Alfavita dedicati all’enigma, alle lingue impossibili, alla sinestesia ecc. Quest’anno abbiamo deciso di proporre a Mondaino il primo di una piccola serie di laboratori che costituiscono una sezione di un progetto di Fanny & Alexander dal titolo “OZ” (progetto che, com’è facile intuire, è tratto dal più famoso dei miti americani dell’infanzia, quello di Dorothy nel Paese dello Smeraldo). La serie degli OZ-Alfavita sarà siglata dalle due letterine O-Z, che precederanno il titolo-nome del laboratorio: “OZ”, magico dittico alfavita, era in origine un semplice indice d’archivio, apice della casella dei segni da cui sarebbe nato il favoloso mondo, e origine stessa del suo nome. I laboratori OZ-Alfavita, strumento di indagine drammaturgica e di ginnastica attoriale, avranno come sottotitolo ciascuno una coordinata geografica (Kansas, Nord, Sud, Est, Ovest, Land of Oz ecc.). Ad ogni coordinata geografica corrisponderà un interrogativo retorico che riguarda la natura di un luogo che al contempo sarà narrativo, mitico, grammaticale, musicale, fonetico, grafico. Da questo interrogativo nascerà un gruppo di ipotesi che saranno tradotte in altrettante parti di lavoro pratico. Kansas è il grigio nulla, il luogo per cui si può provare la più incomprensibile delle nostalgie. Kansas è anche il solo luogo toccato dal Ciclone. Il luogo da cui si è sradicati per essere catapultati nel meraviglioso mondo di Oz. Questo luogo apre la più ambigua delle domande sul fantastico: cosa significa autentico? E inautentico? Qual è il confine retorico che separa e definisce i due termini? Che valore ha questa definizione nel lavoro dell’attore? Cosa esiste al di fuori di questo rapporto, quello tra autentico e inautentico, se qualcosa davvero al di fuori esiste? Il laboratorio è rivolto ad attori o aspiranti attori. Si richiedono abiti comodi. |
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| 6-8 ottobre 2006 Mondaino (Rimini) l'arboreto Teatro Dimora |
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| OZ-ALFAVITA I. (Vizi e Virtù) | laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani Mi piace guardare al bene e al male, al vizio e alla virtù. Non so che siano la bontà e la protervia, l'orgoglio e l'umiltà. Degli uomini e delle cose conosco solo i colori o piuttosto le luci, giacché ogni luce ha un colore. Ciò che essi chiamano avarizia e gioia, dolore e terrore sono per me luci azzurre o verdi, rosee o gialle... I miei colori e le mie luci, l'ho pensato talvolta, sono quasi al di là di ciò che essi chiamano vizi e virtù, male e bene, e ti dirò come: se uno di loro dice "bontà" l'altro immagina un uomo buono, un piccolo buon uomo di sua conoscenza. Io, che ho imparata la loro lingua, immagino, per intenderlo, una luce, un colore. (da "La piccola Apocalisse", T. Landolfi) La virtù di un attore. La virtù di un testo. Il vizio della forma. Le virtù cardinali. Il vizio del mestiere. Di necessità virtù... Attraverso un lavoro di montaggio e smontaggio di alcuni testi (a cominciare da quelli portati dai singoli partecipanti), e a partire dal lavoro che l’attore può sempre condurre sulle parole (modificandole infinitamente), ci si interrogherà sui differenti valori che si possono attribuire a questi due durissimi termini opposti (talora indivisibili) alla ricerca di un proprio linguaggio che li ritraduca in gesto semplice, colore preciso, ridefinendoli e lasciandosi ridefinire dal loro uso. Qualunque testo scritto nella personalissima lingua delle luci e dei colori (dei vizi e delle virtù) di cui è fatto ognuno, sarà l'oggetto di questo laboratorio. Nella storia del "Meraviglioso Mago di Oz" ci sono tre splendidi personaggi che per tutto il tempo del racconto, che è il tempo di un viaggio, cercano disperatamente una virtù fondamentale, per definizione quella mancante. Questa virtù mancante è il solo punto di partenza per loro, ciò di cui meno, fin dal principio, erano effettivamente privi. ORARI E GIORNI DI FREQUENZA: 31/3 e 1/4 ore 10-13 e 14,30-19,30 PARTECIPANTI: 16 (numero massimo) SI RICHIEDONO: abbigliamento comodo, quaderno e penna. CONSEGNE: portare un breve testo (a memoria) che abbia come soggetto un vizio o una virtù, una raffigurazione, un concetto, un evento, o quel che per te risponde e sintetizza nel miglior modo possibile il concetto, anche puramente ideale, di vizio e/o di virtù. La virtù di un attore. La virtù di un testo. Il vizio della forma. Le virtù cardinali. Il vizio del mestiere. Di necessità virtù... |
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| 31 marzo e 1 aprile 2007 Milano Campo Teatrale Teatro Guanella |
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| M. ALFAVITA - EdS (Esercizi di Stile) | laboratorio per enigmisti e attori condotto da Chiara Lagani e Stefano Bartezzaghi A partire dagli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, lavoreremo sull’idea di variazione. Perché si varia? Cosa significa esattamente “variare”? Qual è il presupposto estetico grammaticale ed etico del concetto di variazione? L’esercizio è un gesto ginnico? È un gesto evasivo? È innocuo? Qual è il punto cruciale nell’idea di variazione, lo snodo fondamentale in cui il lavoro dello scrittore (o dello “scrittorante”) e dell’attore si incontrano e si condizionano vicendevolmente? Ognuno dei partecipanti sarà condotto attraverso un preciso itinerario linguistico a far sua una o più delle forme retoriche di uno dei novantanove esercizi, tanto da doversi autopresentare e ridefinire continuamente in relazione ad essa attraverso tutti i materiali di lavoro che saranno da lui affrontati nei due giorni di laboratorio. La scrittura-performance del proprio esercizio di stile sarà realizzata in sintonia ed ascolto con le variazioni altrui - poiché solo la relazione finale tra tutte le modalità scelte ed elaborate darà senso e integrità alle singole unità di partenza. Si varia sempre e di necessità riferendosi a qualcosa e a qualcuno. Stefano Bartezzaghi, che recentemente ha curato la postfazione degli Esercizi di Stile (appena rieditati da Einaudi), condurrà i partecipanti attraverso le sottili e avvincenti problematiche linguistiche di questi “esercizi senza fine”, guidandoli attraverso i possibili “effetti e transizioni” che occorreranno nella scelta e nella riscrittura di questi brevi e prodigiosi ordigni retorici. Chiara Lagani lavorerà sull’idea di variazione come matrice del lavoro dell’attore, istanza primaria che scavalca l’idea di “esercizio” per imporsi come necessità assoluta del gesto, della frase pronunciata, di un atteggiamento un modo e una misura personali di portare fino in fondo l’avvincente e rischioso gioco delle forme. ORARI E GIORNI DI FREQUENZA: 14/4 ore 14,30-19,30, 14/4 ore 21,15-22,30 incontro pubblico (sessione di lavoro aperta al pubblico), 15/4 ore 10-14 PARTECIPANTI: 20 (numero massimo) SI RICHIEDONO: abbigliamento comodo, quaderno e penna, un dizionario della lingua italiana. CONSEGNE: lettura integrale di Raymond Queneau “Esercizi di stili” (preferibilmente l’edizione con introduzione e traduzione di Umberto Eco a cura di Stefano Bartezzaghi, Einaudi 2005). |
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| 14-15 aprile 2007 Montefano (Macerata) Teatro La Rondinella |
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| J. ALFAVITA (Dialogo) | laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani e Marco Cavalcoli Attraverso alcuni materiali testuali tratti da "Un amore del nostro tempo", e da “Breve Canzoniere”, due romanzi di Tommaso Landolfi, si condurrà una riflessione sulle possibilità (e impossibilità) della forma dialogo a partire dal lavoro dell'attore sul testo. La riflessione su questa forma retorica, il dialogo, introduce alcuni quesiti di tipo narrativo e recitativo, che riguardano la natura della relazione e dell'ascolto, oltre a questioni di tipo tecnico e linguistico. "Un amore del nostro tempo" è una storia d'amore che si nutre di linguaggio, un dialogo perfetto e abominevole tra due fratelli, Anna e Sigismondo. “Breve Canzoniere” è invece un dialogo d’amore in cui il sentimento è atrocemente scandagliato alla stregua di un processo tecnico-compositivo, quello dell’opera. Un radicale, pervicace e feroce commento sull'impossibilità dell'amore. Dopo il lavoro condotto da Fanny & Alexander attraverso alcuni spettacoli e vari laboratori "Alfavita" sulle lingue impossibili, questa riflessione sul dialogo, ordigno retorico privilegiato della relazione linguistica (in questo caso duale), forma architettonica classica del discorso, e di necessità oggetto di riflessione per chi lavora sulla scena, è una specie di tappa obbligata. Questo J. ALFAVITA – Dialogo rappresenta per Fanny & Alexander uno dei materiali di indagine e di lavoro che condurranno alla produzione dello spettacolo AMORE (2 atti), il cui debutto è previsto per giugno 2007. Questa indagine si pone come ipotesi certe ombre e tensioni fondamentali che l’analisi e il lavoro sull'utopia e sulle lingue immaginarie avevano, parzialmente, già segnalato. ORARI E GIORNI DI FREQUENZA: 27-28-29 aprile dalle 14 alle 19 PARTECIPANTI: 20 (numero massimo) SI RICHIEDONO: abbigliamento comodo, materiale per scrivere. CONSEGNE: a chi desideri iscriversi alle tre giornate di lavoro si fa richiesta di una breve presentazione personale scritta (non CV) che includa le motivazioni della propria partecipazione a questo laboratorio. All’atto dell’iscrizione, e sulla base di questo primo scritto, verranno inviati alcuni materiali preliminari al lavoro. |
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27-29 aprile 2007 |
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| Oz-ALFAVITA. C (Coraggio) | laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani “Per quale motivo sei un vigliacco? OZ-Alfavita C. è un’indagine sul coraggio. A partire dall’icona del leone codardo nel racconto e sulla base di alcuni semplici materiali testuali e sonori si lavorerà per tre giorni come se il coraggio fosse la sola coordinata possibile per il lavoro dell’attore. Come se fosse l’unica parola pronunciabile, l’unico gesto, l’unica grammatica praticabile. Il lavoro è finalizzato a produrre piccole sequenze ripetibili che avranno la qualità di istantanea illuminante di uno dei tanti aspetti possibili di questa parola guida che ci daremo. Gli OZ-Alfavita sono un sottoinsieme della serie dei laboratori Alfavita condotta da Fanny & Alexander all’interno del progetto triennale che ruota attorno al composito mito di Oz (in particolare il racconto “Il meraviglioso mago di Oz” Di F. L. Baum). I laboratori OZ-Alfavita, strumento di indagine drammaturgica e di ginnastica attoriale, avranno come sottotitolo una coordinata geografica (Kansas, Nord, Sud, Est, Ovest, Land of Oz ecc.), oppure il nome di una virtù. Come se fossimo all’interno di una specie di viaggio dantesco le virtù contrassegnano sempre dei luoghi, luoghi di passaggio, o limbi. Così come ogni punto cardinale è contrassegnato da una figura di “strega” che lo domina e ne determina il colore e il linguaggio, ogni “spazio limbico” è contraddistinto da una figura intermedia, collegata ad un’indagine su una virtù: nel racconto queste figure di cerniera o passaggio sono tre figure emblematiche: un uomo di latta, uno spaventapasseri e un leone codardo. Questi personaggi nel racconto cercano per tutto il tempo del viaggio una virtù fondamentale, per definizione quella mancante. Questa virtù mancante è il solo punto di partenza per loro, e anche ciò di cui meno, fin dal principio, erano effettivamente privi.
Il circolo vizioso delle virtù è forse simile a questo viaggio emblematico verso la Città di Smeraldo, che verrà assunto come ulteriore figura di riferimento in ognuno degli Oz-Alfavita. Ad ogni coordinata geografica corrisponderà sempre un interrogativo retorico che riguarda la natura di un luogo che al contempo sarà narrativo, mitico, grammaticale, musicale, fonetico, grafico. Da questo interrogativo nascerà un gruppo di ipotesi che saranno tradotte in altrettante parti di lavoro pratico o immagini, materiali, una specie di atlante-libreria a cui si attingerà per la creazione degli eventi spettacolari specifici. Si richiedono abiti comodi, un quaderno e una penna. |
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21-23 settembre 2007 |
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| OZ-ALFAVITA O. - "A heart, a brain, a home, the nerve" | laboratorio per attori condotto da Chiara Lagani e Fiorenza Menni A partire dall’esperienza dello scorso anno, Chiara Lagani e Fiorenza Menni continuano il percorso intrapreso attingendo ai materiali del progetto “Oz”, che le vede coinvolte entrambe in una ricerca che parte dal romanzo di L. F. Baum The wonderful Wizard of Oz e dall’omonimo film di Fleming del 1939, e si ramifica in eventi di varia natura (spettacoli, performance, laboratori). “A heart, a brain, a home, the nerve” è il refrain-ritornello della canzoncina sulle virtù che in “The Wizard of Oz” il gruppetto costituito da Dorothy, dallo Spaventapasseri, dall’Uomo di latta e dal Leone Codardo intona per dar forza e ritmo al viaggio verso Oz. Questo ritornello disegna una sorta di geografia dell’anima che tocca i quattro punti cardinali topici delle virtù e delle “ricchezze” umane: intelletto sentimento identità coraggio. Ma cosa significa tutto questo realmente? Attraverso alcuni semplici materiali testuali attribuibili alle quattro figure si cercherà di rispondere a questa domanda. Si indagheranno le possibilità che un attore ha per far suo questo “viaggio verso Oz” alla ricerca della virtù mancante, attingendo con tutti gli strumenti a sua disposizione a questo quadripartito serbatoio di luoghi (comuni) retorici, narrativi, gestuali, grammaticali, comici, patetici. “Un cuore, un cervello, una casa, il coraggio.” |
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| 2-4 novembre 2007 Mondaino (Rimini) l'arboreto Teatro Dimora |
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| ALFAVITA H. (Coincidenza) | laboratorio di drammaturgia condotto da Chiara Lagani «Il termine “coincidenza” segnala un procedimento drammaturgico. La coincidenza è l’ordigno retorico attraverso cui la drammaturgia dello spettacolo “Dorothy. Sconcerto per Oz”, ad esempio, si sviluppa. I materiali che avevo a disposizione erano vari e incandescenti, affratellati da strane ed eccitanti parentele: il racconto di Baum, il film di Fleming e i romanzi di Landolfi coi personaggi femminili che avevo deciso di usare come fonti ispiratrici per le figure delle streghe; poi c’erano i personaggi delle opere liriche e i testi delle loro arie. Così ho sottoposto tutti questi elementi a una specie di reazione chimica, mi piace definirla proprio così. Al centro di queste reazioni c’erano le vite degli attori e delle cantanti, che sono sempre delle storie aggiuntive. I punti di partenza dei vari accostamenti erano molto semplici: ad esempio il fatto che la strega dell’Ovest muore in una pozza d’acqua come il personaggio femminile di “La piccola Apocalisse”; o il fatto che Dorothy nel film di Fleming si riferisca sempre all’arcobaleno come la donna P in Landolfi; oppure la ricorrenza del tema del coraggio nella storia del leone codardo e in quella di Lucrezia (“Il mar delle blatte”), il fatto che Amina, la sonnambula di Bellini, sia per certi versi molto simile a Gurù, o che la Butterfly punti sempre lo sguardo verso il mare e verso l’isola, grande tema di Landolfi e del nostro “Dorothy”... Ma la domanda più interessante per me era: perché esistono tutte queste piccole coincidenze, cosa c’è realmente dietro? Perché sono ossessionata da questa specie di alchimia dell’incastro questa volta? Era come se il simbolo centrale fosse saltato in mille pezzi e un frammento dell’intero era incastrato in Landolfi, un frammento in Baum, un altro nella vita reale di un’attrice… Tutto questo ha scatenato un procedimento appassionante ma anche spietato, una vera ossessione della ricomposizione, del ricongiungimento. (…)» Chiara Lagani da un’intervista di Rodolfo Sacchettini a Fanny & Alexander Immaginate di essere in un laboratorio chimico. Immaginate di aver a disposizione elementi, materiali incandescenti, algidi, urticanti, freddi… Se doveste decidere di accostare alcuni di questi corpi molto probabilmente modifichereste l’equilibrio che ora esiste. L’ipotesi di questo lavoro è che si possa sfruttare la reazione chimica così prodotta come meccanismo propulsivo di una progressiva tessitura drammaturgica. A partire da materiali compositi, testuali, musicali, iconografici e da brevi sequenze di lavoro pratico tenteremo di verificare retoricamente quest’ipotesi: il caso, la coincidenza (premeditata) può diventare un metodo? Materiali, testi, opere, film preventivamente consultabili (facoltativo): Frank L. Baum Tommaso Landolfi Vincenzo Bellini Giacomo Puccini Léo Delibes Victor Fleming John Cage |
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| OZ - ALFAVITA. M (Mimicry) | laboratorio per attori condotto da Marco Cavalcoli e Chiara Lagani La Mimicry è invenzione continua. La regola del gioco è unica: consiste, per l’attore, nell’affascinare lo spettatore, evitando che un eventuale errore porti quest’ultimo a rifiutare l’illusione; e consiste, per lo spettatore, nel prestarsi all’illusione senza rifiutare lo scenario, la maschera, l’artificio cui viene invitato a prestar fede, per un determinato periodo di tempo, come ad un reale più reale di un reale. (Roger Caillois) Quando Dorothy, al termine del suo viaggio, giunge a Oz, scopre che il suo mago non è un mago ma un artista, esperto di illusioni ottiche, ventriloquo, capace di dar forma a tutte le apparenze. Ecco alcuni dei quesiti* che ci faremo sulla precisione sentimentale e emotiva del gesto: 1. è vero che lo stupore si esprime spalancando gli occhi e la bocca, con le sopracciglie inarcate? *questi quesiti sono alcuni di quelli che Darwin agli inizi del 1867 diffuse in un questionario per mettere a punto la sua indagine sull’espressione delle emozioni nell’uomo. Per lavorare sull’espressione facciale dell’emozione occorrerà aver molto chiara la qualità sentimentale di quell’emozione, precisarsela e farla realmente propria, cosa che sta sempre alla base del lavoro di un attore. Le emozioni su cui lavoreremo in particolare sono: paura, sorpresa, tristezza, gioia, rabbia, disgusto e le loro combinazioni. Si richiedono abiti comodi, un quaderno e una penna. Bibliografia (facoltativa): 1. F. L. Baum: Il mago di Oz (qualunque edizione) |
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| 18-20 gennaio 2008 Roma Teatro Vascello |
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| OZ - ALFAVITA. R (Realismo) | laboratorio condotto da Chiara Lagani Il famoso ciclone del Mago di Oz, imperversando sulla casa di Dorothy, crea la principale immagine mitologica del racconto di Baum: il mito archetipico della casa mobile. Nella famosa sequenza del passaggio in cui l’irreale realtà del Kansas lascia il posto alla realistica surrealtà del mondo della magia ci sono, come si conviene a ogni momento narrativo cruciale, molte azioni che coinvolgono porte e finestre. Fanny & Alexander ha concepito il suo progetto Oz avvalendosi della figura retorica del viaggio: lo spettatore-Dorothy toccherà il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest di un magico mondo a partire da un grado zero, che si propone come regno della realtà, o punto di partenza, detto Kansas. Dal grado zero della realtà fino al mondo immaginario della fiction, del racconto, si dispongono delle zone intermedie, dette “limbi”, popolate da creature che forse hanno toccato almeno in parte tutti quei linguaggi che si parlano in quei lontani mondi verso cui si è diretti. Questa è la metafora di chi si accinge a una scoperta estetica di un certo rilievo, dello spettatore più creativo e attivo, ma anche e soprattutto dell’artista, del teatrante, dello scrittore. Abbiamo pensato di iniziare a interrogarci sul linguaggio del Kansas, detto lingua della Realtà o del Realismo, proponendo questo progetto ad una scuola di scrittura perché riteniamo che ogni scrittore debba per forza porsi la questione realistica come preliminare a qualsiasi grammatica o stile che decida di intraprendere. Se è vero che l’arte perde quasi sempre il combattimento con la vita, che le è sempre superiore in offerta, varietà, colore e ritmo, è anche vero che le forme di scrittura che gareggiano con lo splendore della vita non debbono porsi in confronto mimetico con la realtà ma forse elaborare uno stratagemma, escogitare un trucco, per rubare alla vita reale tutta la forza possibile, ma attraverso filtro o grammatica, che chiameremo, per ipotesi, Realismo. |
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| 24-27 gennaio 2008 Torino Scuola Holden |
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| T. Alfavita (Testimonianza Attiva) | laboratorio per testimoni e attori condotto da Lorenzo Donati e Chiara Lagani Immaginiamo la Testimonianza Attiva come un territorio di confine tra chi guarda e chi è guardato, un terreno in cui si realizza una specie di passaggio di consegne tra attore e spettatore. Il lavoro di un attore ha una qualità speciale, quella di tener conto sempre di due dimensioni, una radicalmente interiore e una molto protesa verso l'esterno. Lo spettatore, similmente, è definito da una assenza/presenza costante, una fuoriuscita dal corpo per colmare la propria incolmabile assenza dalla scena. Entrambe le dimensioni richiedono un lavoro di precisione sentimentale e una raffinatezza d'ascolto che vanno continuamente messe a fuoco e approfondite. Il laboratorio è rivolto ad attori, spettatori e critici: ipotizziamo che chi assiste al lavoro di un attore debba mettere in gioco, a certi livelli, un tipo di tensione anche fisica molto simile a quella impiegata da chi sta in scena, anche se dotata di colori e finalità differenti. Il laboratorio si basa sull'acquisizione di una pratica di lavoro comune, fisica e di pensiero, una ginnastica dell'emozione finalizzata all'approfondimento di questa zona delicatissima e di frontiera. Il lavoro si focalizzerà sulla concentrazione, sul neutro, su alcune semplici sequenze gestuali e testuali. Si richiedono abiti comodi un quaderno e una penna. |
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15-17 febbraio 2008 |
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